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GE.ST.I.

GE.ST.I.

GE.ST.I. GENITORI STUDENTI INSEGNANTI Cosa facciamo Sulla base delle positive esperienze promosse all’interno di numerosi Istituti Comprensivi della provincia di Mantova, sviluppatesi a partire dall’anno scolastico 2014/2015 il gruppo di ricerca e promozione di LIBRA ONLUS intende promuovere percorsi che coinvolgano contestualmente gli attori principali del processo formativo dei giovani (giovani stessi, insegnanti e famiglie), invitandoli a riflettere sulle tematiche della legalità, della responsabilità, delle relazioni tra le persone e della pena, al fine di promuoverne un pensiero critico. La proposta agli Istituti (di ogni ordine e grado) si compone di 4 percorsi tematici, i quali prevedono momenti di incontro e confronto (metodologia dialogica) con alunni, con insegnanti e con i genitori. L’Istituto potrà scegliere liberamente uno o più tra i percorsi proposti. Obiettivi I percorsi promossi da GE.ST.I. hanno come finalità specifica quella di favorire l’indispensabile dialogo tra gli attori del processo formativo ed educativo dei minori. L’ottica è quella di “promuovere prevenzione” a problemi quali quelli: del bullismo, dell’uso della violenza, del depauperamento delle relazioni e dei legami basati sul confronto diretto tra le persone, della solidarietà, del rispetto dell’altro da Sé e della consapevolezza dell’identità di genere. Altri focus promossi dai percorsi proposti sono quelli della legalità, della responsabilità e della giustizia riparativa, promossa come alternativa alla mera punizione. Intervenire con la prevenzione solo verso i minori può rivelarsi inefficace: occorre costruire percorsi distinti ma paralleli nei quali adulti e minori possano ottenere adeguati spazi per riconoscere i problemi, misurarsi con essi, e costruire soluzioni condivise. Sostenibilità Quale contributo per la realizzazione degli interventi (alunni, insegnanti, famiglie), compresa l’elaborazione di un report di restituzione che esponga i risultati ottenuti in tema di...

ARTE TERAPIA IN CARCERE

ARTE TERAPIA per figli di autori di reato Premessa, analisi del contesto I figli di autori di reato hanno probabilità più elevate (rispetto alla popolazione generale) di diventare, essi stessi, autori di reato e di sviluppare difficoltà in vari ambiti della vita (Farrington & West, 1990). Inoltre l’interruzione dei legami affettivi tra genitori detenuti e figli può incrementare fenomeni di abbandono scolastico, devianza giovanile, disoccupazione, illegalità, disagio sociale e aumentare i casi di detenzione tra i figli di genitori detenuti. L’arte terapia con i figli dei detenuti è già utilizzata in altri contesti italiani da varie associazioni che collaborano con le case circondariali (Milano, Palermo). L’arte terapia si avvale in maniera privilegiata di modalità non verbali per costruire una relazione terapeutica che consenta il recupero del nucleo creativo dell’individuo e permetta di affrontare momenti di difficoltà o passaggi importanti della propria vita, disarmonie, blocchi e situazioni di disagio. Il processo creativo è l’elemento fondamentale del processo terapeutico. Compito dell’arte terapeuta è di promuovere, sostenere e rafforzare proprio quelle componenti creative potenziali in ogni essere umano. L’Associazione Professionale Italiana Arte Terapeuti definisce l’arte terapia come: “un insieme di metodiche inquadrabili in diverse aree concettuali (psicoanalitica, cognitivista, relazionale ecc.) finalizzate alla promozione umana con scopi riabilitativi, psicopedagogici, psicoterapeutici e preventivi di qualunque forma di disagio psicosociale, che prevedano l’uso sistematico di pratiche artistiche grafico-plastico-pittoriche”.   Alcuni dati significativi: Il 39,3% dei detenuti ha figli (Istat, 19 marzo 2015, dati relativi al 2013). Il 40% dei figli di padri con precedenti penali hanno a loro volta condanne penali, contro il 13% senza condanne penali (Cambridge Study, Farrington & West 1990, elaborazione dei...
ALTERNATIVES TO IMPRISONMENT

ALTERNATIVES TO IMPRISONMENT

ALTERNATIVES TO IMPRISONMENT IDENTIFICAZIONE E SCAMBIO DI BUONE PRASSI Descrizione Sin dagli anni Settanta le c.d. misure alternative si sono diffuse all’interno degli Stati Membri seppur in maniera non omogenea. Le Raccomandazioni europee e le legislazioni nazionali premono sempre più per farvi ricorso, anche considerando l’alto tasso di recidiva connesso all’espiazione di pene detentive. È dunque importante svolgere ricerche che siano in grado di fornire una panoramica delle misure alternative esistenti nei diversi Paesi europei (Bulgaria, Croazia, Italia, Olanda, Spagna, Regno Unito), con riferimento anche a gruppi particolarmente vulnerabili (ad es. donne, minori, tossicodipendenti, etc.), nonché di quelle più efficaci nella riduzione della recidiva e dal punto di vista del bilanciamento costi-benefici. Obiettivi • Identificazione e scambio di buone prassi all’interno degli Stati EU partner; • Diffusione di una cultura favorevolmente orientata alle misure alternative e della conoscenza sui meccanismi di applicazione tra gli operatori giuridici e sociali. Manuali Guida Guide Manual - EN Guide Manual - IT Guide Manual - ES Guide Manual - BG Metodologia (ovvero le azioni progettuali) • Review letteratura a livello EU sulle pene detentive e sulle sanzioni e misure alternative alla detenzione; • Identificazione di appropriate misure alternative accessibili a soggetti particolarmente vulnerabili; • Visite-studio finalizzate ad approfondire aspetti legati ai sistemi penitenziari dei diversi Paesi EU coinvolti; • Raccolta ed analisi dei dati sulla popolazione penitenziaria e su quella in misura alternativa; • Identificazione di buone prassi, tenendo conto in particolare di aspetti collegati alla recidiva e al bilanciamento costo-efficacia delle misure analizzate; • Pubblicazione di un Manuale illustrativo delle più efficaci misure alternative esistenti negli Stati Membri partner e dei meccanismi...
INNES|INTIMATE NEIGHBOURHOOD STRENGTHENING

INNES|INTIMATE NEIGHBOURHOOD STRENGTHENING

 INNES|INTIMATE NEIGHBOURHOOD STRENGTHENING Descrizione I problemi che interessano la sicurezza si presentano con diverse modalità. Uno di essi è senza dubbio rappresentato dalle pratiche del mantenimento della sicurezza all’interno dei centri abitati: nelle grandi città, così come nelle città di provincia e nei quartieri. Poter garantire l’aspettativa di “sicurezza” non è certamente agevole proprio a causa delle sfaccettature e delle segmentazioni che il termine conosce (e ricomprende); in ogni caso esiste l’opportunità di pervenire ad un concetto che si identifica con un preciso obiettivo: la necessità che il cittadino possa condurre un modello di vita caratterizzato da continuità e regolarità: una sicurezza intesa come mantenimento di condizioni standard di vita. L’aspettativa di sicurezza del cittadino medio è quella che i luoghi da lui vissuti e frequentati non siano turbati da eventi che modificano i suoi assetti, patrimoniali e ,in particolare, il suo orizzonte comportamentale. Obiettivi L’approccio con cui INNES (acronimo di Intimate Neighbourhood Strengthening) intende affrontare il problema del senso di insicurezza diffuso tra i cittadini presenti nelle due città partecipanti (Mantova e Pegognaga), è essenzialmente basato sul RAFFORZAMENTO DEI LEGAMI DI VICINATO. Ossia un metodo basato sul concetto di solidarietà, coesione sociale e sull’aumento del capitale sociale umano nei centri abitati, attraverso la creazione e/o il rafforzamento dei legami sociali tra le comunità e le istituzioni. Siamo convinti che tale approccio abbia orizzonti non esclusivamente legati alla concezione di “sicurezza normativa” e quindi criminologica, ma che possa determinare situazioni e manifestazioni di ampio influsso benefico sulle comunità che decideranno di applicarlo. Destinatari Cittadini dei Comuni di Mantova e Pegognaga Gruppo di Lavoro Capofila Fondazione Politecnico di Milano FDE|...
LAVORARE PER (RI)ESISTERE

LAVORARE PER (RI)ESISTERE

LAVORARE PER (RI)ESISTERE PERCORSO DI POTENZIAMENTO DELLE COMPETENZE CULTURALI E PROFESSIONALI PER IL REINSERIMENTO SOCIALE DI PERSONE SOTTOPOSTE A MISURE RESTRITTIVE DELLA LIBERTÀ PERSONALE Descrizione Partendo dal concetto di qualità della vita all’interno degli istituti penitenziari e dal concetto di carcere come luogo per la rieducazione e il reinserimento del detenuto all’interno del tessuto sociale, è sicuramente opportuno incrementare il rapporto tra carcere e società, tra coloro che si trovano all’interno e coloro che si trovano “oltre il muro”. Di qui in coinvolgimento sia dell’Istituto Penitenziario mantovano che dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Mantova e Cremona. Grazie all’ art. 27 della Costituzione italiana il concetto di rieducazione del detenuto viene elevato a principio di rango costituzionale, che deve necessariamente essere inteso quale sviluppo dei valori della vita all’interno della società. Al fine di incrementare tali valori sociali il detenuto dovrà vivere in un contesto adeguato, sia dal punto di vista degli spazi che delle relazioni, che dovrebbero essere continue con la società esterna, legame precedentemente violato attraverso il reato e necessariamente da ricostruire in un’ottica di responsabilizzazione e consapevolizzazione nonché di giustizia riparativa. Il carcere, e successivamente l’ufficio E.P.E., dovrebbero essere considerati quale continuum naturale del tessuto sociale esterno, infatti l’ordinamento penitenziario elenca quali fattori educativi in primis il lavoro, seguito dall’istruzione, dalle attività culturali, ricreative, sportive e dai legami sociali, soprattutto con la famiglia. L’inadeguatezza degli spazi intramurari, a cui si uniscono le precarie condizioni degli ambienti di vita e di socializzazione, contribuisce alla disumanizzazione della persona e quindi a una pesante violazione dei diritti fondamentali dell’uomo (CEDU, 2009, 2013). Obiettivi Il progetto proposto intende raggiungere i seguenti...